Quadrotti di amido cotto fino a diventare trasparente, passati nel kinako e irrorati di kuromitsu.
A fine giornata, quando il caldo si attenua appena, un piatto di warabi mochi scompare in pochi minuti. I bocconcini tremolano tra le bacchette, si allungano un poβ al primo morso, poi si sciolgono lasciando un gusto molto delicato.
Il kinako profuma di nocciola tostata, il kuromitsu aggiunge una nota di melassa che scivola fino al bordo del piatto. Si prepara poco prima di servirlo e non resta mai a lungo in tavola.

Che cosβΓ¨ il warabi mochi ?
Il warabi mochi Γ¨ un wagashi, un dolcetto giapponese a base di amido, zucchero e acqua, cotti insieme fino a ottenere un impasto traslucido ed elastico. Non contiene riso, a differenza dei mochi facili a base di farina di riso glutinoso. Si taglia a pezzi, si passa nel kinako e poi si irrora di kuromitsu. Il kuzumochi, preparato con amido di kuzu, gli somiglia molto, ma Γ¨ una gelatina piΓΉ limpida e liscia, mentre il warabi mochi offre maggiore resistenza al morso.
Warabi indica la felce aquilina, dalle cui radici si ricava lβamido originale, il warabiko. Mochi qui non si riferisce al riso pestato, ma alla consistenza, morbida ed elastica, che oppone una leggera resistenza sotto i denti. I giapponesi chiamano questa elasticitΓ koshi.

Dalla corte Heian alle felci di Nara
Il warabi mochi risale al periodo Heian. La tradizione racconta che lβimperatore Daigo, che regnΓ² dallβ897 al 930, lo amasse al punto da conferirgli il titolo di Β« Tayu Β», il quinto rango di corte. Vero o meno, lβaneddoto racconta che cosa fosse questo dolce : un amido raro e dello zucchero, due prodotti di lusso. Da allora ha mantenuto il suo posto tra le dolcezze servite con il tΓ¨ nella cucina giapponese.
Anche Nara rivendica la sua parte. Si racconta che i monaci del TΕdai-ji raccogliessero le felci sui pendii del monte Wakakusa, dove gli incendi controllati le facevano ricrescere in abbondanza, tanto piΓΉ che i cervi della cittΓ non le toccavano. Questi fuochi sono diventati il Wakakusa Yamayaki, organizzato ogni anno. Lβestrazione, invece, richiedeva un lavoro enorme : servono circa 10 kg di radici per ottenere 70 g di amido.

Nel periodo Edo, il warabi mochi viene venduto nelle case da tΓ¨ lungo il TΕkaidΕ e lβamido di felce non riesce piΓΉ a soddisfare la domanda. I pasticcieri lo mescolano con amido di patata dolce, molto meno costoso. Oggi, la maggior parte dei warabi mochi in commercio contiene solo un poβ di felce, o addirittura non ne contiene affatto, ed Γ¨ a base di patata dolce, tapioca o patata.
Gli ingredienti principali del warabi mochi

Il warabiko, lβamido di felce aquilina, Γ¨ lβingrediente del warabi mochi tradizionale. Γ lui a conferire la consistenza originale : un impasto elastico che tremola tra le bacchette e si scioglie in bocca, con il suo koshi. Lβhon-warabiko, lβamido puro di felce, dΓ un mochi grigio-bruno, quasi nero. Costa circa trenta volte piΓΉ della tapioca e si trova raramente in Europa.
Questa ricetta utilizza quindi lβamido di tapioca : il mochi sarΓ piΓΉ chiaro, piΓΉ sodo e piΓΉ elastico, con un gusto piΓΉ delicato, e si taglierΓ facilmente. Con la tapioca occorre piΓΉ amido e meno acqua, 100 g per 200 g dβacqua ; con meno amido, lβimpasto resta molle e non mantiene la forma. Se trovate il warabiko, usatene 80 g per 240 g dβacqua : Γ¨ lβunico modo per ottenere la consistenza tradizionale.
Zucchero e acqua completano lβimpasto. Lo zucchero dolcifica, ma trattiene anche lβacqua e mantiene il gel morbido piΓΉ a lungo. Il mizuame, uno sciroppo di zucchero giapponese, si aggiunge durante la cottura : rende lβimpasto piΓΉ liscio, piΓΉ lucido e piΓΉ omogeneo.
Il warabi mochi non si mangia quasi mai al naturale. Il kinako, una farina di soia tostata zuccherata, apporta un gusto di nocciola e asciuga la superficie, impedendo ai pezzi di attaccarsi tra loro. Il kuromitsu, uno sciroppo di zucchero nero dal gusto di melassa, si aggiunge per ultimo, a filo.
Consigli tecnici per un buon warabi mochi
Lβimpasto deve cambiare aspetto : inizialmente bianco e opaco, diventa traslucido e lucido. Γ questo il segnale che indica la fine della cottura.
La lavorazione a fuoco basso conta quanto la cottura. PiΓΉ si mescola lβimpasto, piΓΉ diventa elastico. Il bagno in acqua fredda serve poi a disperdere il calore residuo prima del taglio.

Soprattutto, niente frigorifero : il freddo sbianca il warabi mochi e lo indurisce rapidamente. Va servito il giorno stesso, a temperatura ambiente, poco dopo la preparazione. Per una merenda giapponese completa, aggiungete dei mitarashi dango o un dorayaki, e un kakigori quando fa molto caldo.

Autentici warabi mochi
Ingredienti
- 100 g di fecola di tapioca oppure 80 g di warabiko per la consistenza tradizionale, vedere le note
- 128 g di zucchero
- 200 g di acqua 240 g con il warabiko
- 32 g di sciroppo di zucchero (mizuame)
- Kinako zuccherato (farina di soia tostata), a piacere
- Kuromitsu sciroppo di zucchero nero, a piacere
Istruzioni
Preparazione
- Mescolare la fecola e lo zucchero.100 g di fecola di tapioca, 128 g di zucchero

- Stemperare aggiungendo l’acqua poco alla volta.200 g di acqua

- Passare il composto al setaccio.

- Versare in una casseruola e scaldare.

- Mescolare a fuoco basso per evitare che il composto si attacchi al fondo.

- Quando il composto si raccoglie in una massa, proseguire la cottura per circa 8 minuti, finchΓ© l’impasto non diventa traslucido.

- Aggiungere lo sciroppo di zucchero.32 g di sciroppo di zucchero (mizuame)
- Lavorare a fuoco basso mescolando per sviluppare il koshi, l’elasticitΓ caratteristica del warabi mochi.
- Una volta che l’impasto Γ¨ ben traslucido, lavorarlo ancora per circa 2 minuti.

- Immergere l’impasto in una ciotola di acqua fredda per eliminare il calore residuo.

- Tagliare in quadrati grossolani.
- Disporre su un piatto da portata.
- Cospargere di kinako e irrorare con kuromitsu, a piacere.Kinako, Kuromitsu
